Baia di Porto Selvaggio

È acre, piccante, asprigna l’ombra profumata di resina dei  300 ettari di pineta a macchia mediterranea. Conciliante e piacevole il canto delle cicale lungo i sentieri dell’area boschiva orlata da una fitta e rigogliosa vegetazione di acacee, ginepri e timo, salvia e mirto, alisso di Leuca, astro marino e campanula pugliese, carrubo e rosmarino, spinaporci  e statice salentino. Pura e pacata l’aria che si respira rigenerando mente e corpo. Ed una volta discese le rocce, ecco provenire dalle profondità di un alveo blu, una leggiadra ma intensa brezza marina, una folata così fresca e iodata quanto indaco e cristalline le sue meravigliose acque. Eletta per la sua bellezza a riserva marina e sottoposta a vincolo paesaggistico, la Baia di Porto Selvaggio ricopre una superficie di 425 ettari e si sviluppa sul tratto di costa neretina che va dalla Torre dell’Alto, nella marina di Santa Caterina, fino a Sant’Isidoro, dove sfocia nella Palude del Capitano. Inserito nel 2007 dal FAI (Fondo per L’Ambiente Italiano) nell'elenco dei "100 luoghi da salvare", l’intero Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano occupa un'area di 1.122 ettari accorpando 3 siti di interesse storico: magnifici luoghi di inconfutabile ricchezza e fascino sono infatti la già citata Palude del Capitano (classificata come area naturale nel 1997), Torre Inserraglio e Torre Uluzzo  (istituita nel 1980). Oltre alle diverse e stupende cavità ed anfratti sassosi, a pochi metri dal litorale roccioso e frastagliato, numerose grotte carsiche come Grotta Capelvenere, Grotta del Cavallo, Grotta di Torre dall’Alto la Grotta di Cosma e di Uluzzo, ed aree di interesse archeologico e paleontologico dove sono stati rinvenuti reperti e graffiti risalenti al paleolitico. Qui, tra spezie fragranti ed erbaggi spinosi, si scagliano con i loro tetti a cerchio, nell’azzurro di un cielo lindo e sgombro,  i popolari “furnieddhi”, meglio conosciuti come “pagghiare”, ovvero antiche e rudimentali costruzioni a secco in pietra dell’epoca contadina. Zona impervia e preistorica, dunque, preservata in modo provvidenziale dal cemento. Uno dei litorali più puliti d’Italia che ha ricevuto ripetutamente il riconoscimento delle 5 vele per le sue acque pure e trasparenti.  Piantata allo stato brado, indigena, incontaminata, vergine. La Baia di Porto Selvaggio fa breccia nel cuore di avventori ed avventurieri proprio per quel suo stato di primitività arborea e vegetativa che istintivamente si mischia ad inviolate insenature pietrose, calette primordiali, spiagge ciottolose prive di lidi sabbiosi, dove in alcuni punti sgorga acqua dolce rendendo ancor più salubre la balneazione. Bellissimo ogni scenario ricco di meravigliose specie di flora e di fauna; suggestivo il susseguirsi di boschi, calette e scogliere a strapiombo sul mare; speciali i panorami mirabili da una scogliera alta circa 50 metri; di un turchese brillante gli splendidi fondali meta di moltissimi amanti delle gite subacquee e delle vacanze all’insegna del trekking e dello snorkeling; incredibilmente emozionanti i tramonti rossi vermiglio riconosciuti tra i più scenografici al mondo. Intimisti e suadenti, al calar del sole, spezzano il fiato e nessuno mai penserebbe che dopo una così straordinaria e ritemprante giornata trascorsa nell’assoluto e libero contatto con la natura, selvaggia ed incontaminata, la Baia di Porto Selvaggio potesse ancora sorprenderci, potesse ancora regalarci un’altra emozione con un ennesimo spettacolo di mirabilia. Mentre il sole cala, infuocando il cielo ormai scuro, i confini cominciano a perdersi così come le proprie coscienze e tutto diviene ineffabile, indescrivibile per quanto paradisiaco e destinante. Regno empirico, eliseo trionfante, giardino di delizie. La Baia di Porto Selvaggio è davvero ciò che si dice un eden dimenticato dal mondo. È sempre lì, pronto ad aspettarci, in qualsiasi momento, per farci un nuovo regalo, ogni volta sempre più bello, unico, inimitabile.