Bosco e Paludi di Rauccio

Parco Naturale Regionale Bosco e Paludi di Rauccio, SP93, LE, Italia
 
Incontaminate brillanti praterie di pseudosteppe, selve di olmi e lecci, nidi e mangiatoie boscose; moltitudini di infiori pozze e acquitrini, paludi, canali e stagni; modeste vallate di dune sabbiose riservate tra azzurri bacini, sorgenti e lagune costiere, flora e fauna mirabolanti e rare.

A nord della città di Lecce, tra folti cigli di macchia mediterranea e garighe, ampie aree agricole con oliveti, colture orticole ed arboree tipiche, tra cui il fico e la batata zuccherina, ed ancora zone incolte utilizzate per il pascolo del bestiame, si estende su una superfice di circa 1593 ha. il Parco Regionale Bosco e Paludi di Rauccio: sorprendente pinacoteca di beltà e freschezza, pace, grazia e delicatezza, ovvero sollievo e delizia del cuore, respiro e incantesimo dell’anima.

E immediata, meravigliosamente irruente e impetuosa, inequivocabile, è una totale connessione dei sensi con tutto lo straordinario universo circostante. Al Parco Regionale Bosco e Paludi di Rauccio, incredibilmente, sopravvivono tanti piccoli singolari habitat che, così vicini eppur così diversi tra loro, esordiscono, con la presenza di numerose specie a rischio di estinzione, straordinari e brevi angoli di natura e insoliti lembi paesaggistici dall’elevata biodiversità, in particolare vegetale. Al Parco Regionale Bosco e Paludi di Rauccio, dove l’aria profuma ora di salvia e rosmarino, ora di muschio e bacche secche, di mirto con sentori di cuoio e giunco, non c’è stagione che non abbia il suo fascino ed i suoi profumi.

Tra abbaglianti colori e luci, inebrianti essenze e melodiosi suoni e riverberi che solo la “stregata” macchia mediterranea del parco sa offrire; lungo sentieri accattivanti e viali dallo splendido e particolarissimo intrico forestale, ecco che, di fiore in fiore, di albero in albero, di cinguettio in cinguettio, di pietra in pietra, orme ben impresse nell’humus del luogo diradano fantastiche fiabe e miti, per incredibili e avvincenti passeggiate nel tempo, escursioni naturalistiche e percorsi sensoriali a diretto contatto con la straordinaria ecologia ambientale del parco.

Comprendendo una lecceta autoctona di circa 18 ha, la regione paludosa “Specchia della Milogna” di circa 90 ha, posta sulle rotte migratorie dell’avifauna acquatica insieme ai due bacini costieri Idume e Fetida, complessivamente di circa 4 ha, ed i tre canali Fetida, Gelsi e Rauccio, realizzati per la bonifica dei terreni paludosi e la confluenza delle acque di risorgiva, il Parco Regionale Bosco e Paludi di Rauccio presenta anche habitat costieri dunali e retrodunali caratterizzati per circa 4 Km da una tipica vegetazione psammofila, dove insistono diverse specie floristiche e faunistiche, minacciate di estinzione, di elevato interesse conservazionistico.

Nella fornitissima area pre-parco, appartenente alla rete In.F.E.A. della Regione Puglia, il Centro di Esperienza Ambientale “Fillirea” dove prendono il via attività ludico-didattiche e di ecoturismo come trekking, ciclo-escursioni, laboratori e percorsi di educazione ambientale; poco più in là, una caratteristica pagghiara, mentre ai margini del residuo lembo della "Foresta di Lecce", nell'antico feudo di San Marco, l'importante complesso masserizio con l’omonima tipica “Masseria Rauccio” fortificata della metà del XVII, in cui è ubicato il Centro Recupero Tartarughe Marine.  

 

CENNI STORICI
“Rauccio” è il nome della torre-masseria fortificata del vicino bosco e del canale a due bracci che scorre a sud, tra le località marine di Spiaggiabella e Torre Chianca. Le indagini archivistiche accertano la derivazione del nome a Raguccio Maresgallo che ne ebbe la proprietà, non rivelano invece la data certa di costruzione della masseria che secondo il registro catastale dei padri Domenicani di Lecce risulta di proprietà dei religiosi sin dal 1718. L’intero complesso masserizio, riportato in varie carte corografiche di età diversa fino agli inizi dell’ 800, ricadeva nel feudo di S. Marco, precedente denominazione toponomastica dell’area.
Rauccio rappresenta una preziosa testimonianza della medioevale «Foresta di Lecce» che alla fine del XIII secolo si estendeva da Otranto lungo il litorale adriatico fino ad interessare la provincia di Brindisi. Nel documento del 1927 de La Carta Forestale della Milizia Nazionale Forestale l’estensione dell’area boscata e l’assetto idrogeologico della zona prima dei notevoli interventi antropici del secondo dopoguerra con gli «appoderamenti» della Riforma Fondiaria e del degrado urbanistico e paesaggistico degli anni ‘70 e ‘80.
 
GEOLOGIA E IDROGEOLOGIA
Dal punto di vista geologico, dal mare verso l’interno, il Parco presenta affioramenti geologici appartenenti a differenti tipologie di substrato come sabbie calcaree grigio-giallastre dell’Olocene; formazioni dalla grana grossolana di «tufi» calcarei del Pleistocene, scarsamente permeabili ma ricchi di fossili; e calcareniti e calciruditi del Pliocene con ricco corredo di macrofossili come gasteropodi e pettinidi. Particolarmente caratterizzanti, alcune manifestazioni idriche affioranti come pozze, polle e cavità naturali dall’aspetto di piccoli laghi in cui affiora l’acqua di falda dette ajsi o avisi. La serie dei canali Rauccio, Gelsi e Fetida insieme al bacino costiero Idume, realizzati con interventi di ingegneria idraulica, completano l’assetto idrogeologico dell’area.
 
LA FLORA
Particolarmente ricca per la presenza di diversi habitat, la flora presente nel fitto sottobosco della lecceta del Parco comprende numerose specie vegetali anche rare di notevole interesse floristico e grande rilevanza “fitogeografica” sotto il profilo della conservazione naturalistica.
Accanto al lentisco, l’alaterno, il mirto, la salsapariglia e il caprifoglio mediterraneo, crescono anche all’interno di certe aree del Parco alcune specie vegetali così rare da proteggere perchè in pericolo di estinzione tanto da essere incluse nel “Libro Rosso delle Piante d’Italia” come l’Aegilops uniaristata (cerere a una resta), la Periploca graeca, individuata già nel 1953, l’Orchis palustris, la Serapias orientalis subsp. Apulica (serapide pugliese), l’Ipomea sagitatta e l’Agnocasto.
Impreziosiscono il sito, anche altre specie considerate a rischio su scala regionale come l'Ofride di Creta (Ophrys candica), la calamaria istrice (Isoetes hystrix), il lino marittimo (Linum maritimum), la peverina di Mantico (Moenchia mantica). Inoltre, dopo un processo di naturalizzazione avvenuto nel corso degli anni, si può osservare nei canali la vegetazione idrofitica fluttuante della Brasca pettinata e dell’Erba da chiozzi cirrosa.
Negli ambienti dunali e retrodunali, la tipica vegetazione psammofila, costituita da specie adattate a severe condizioni di insolazione, forti escursioni termiche e salinità più o meno elevata, varia in base allo stato evolutivo della duna stessa e alla loro ubicazione.
La cresta delle dune è stabilizzata da specie quali lo sparto pungente (Ammophila littoralis, Rothm.), la pastinaca di mare (Echinophora spinosa, L.), il convolvolo marittimo (Calystegia soldanella, R. Br.), e la calcatreppola marittima (Eryngium  maritimum, L.).
Alla base dell’avanduna, la gramigna delle sabbie (Sporobolus pungens, Kunth) e la gramigna delle spiagge (Agropyron junceum, (L.) Beauv.) contribuiscono alla formazione delle dune embrionali con il loro sviluppato apparato radicale. Sulla spiaggia, invece, insistono pochissimi e isolati esemplari: il ravastrello marittimo (Cakile marittima, Scop.) e la salsola erba cali (Salsola kali, L.), vegetazione annuale pioniera a carattere alonitrofilo.
 
LA FAUNA
Frequentato da una ricca fauna, il Parco annovera la presenza di diverse specie di mammiferi che frequentano i diversi habitat del luogo, quali il riccio, la volpe, la donnola, la faina e il tasso, in dialetto “Milogna” , la cui esistenza nell’area viene testimoniata dal toponimo della vasta zona umida della palude denominata «Specchia della Milogna» .
Tra gli anfibi più importanti da un punto di vista conservazionistico, si possono osservare il Tritone italico, il Rospo smeraldino, la rana verde e la Raganella.
Anche tra i rettili, specie meritevoli di salvaguardia come la Tartaruga comune, la Testuggine acquatica, il Ramarro, il Cervone e il Colubro leopardino, la biscia d’acqua e il biacco.
Sempre per via dei suoi diversi ambienti, il Parco rappresenta un sito di notevole importanza sia per gli uccelli di passo che per gli svernati e i nidificanti stanziali: nel bosco e nella macchia, si possono osservare la cinciallegra, l’occhiocotto e l’usignolo di fiume; mentre nelle aree umide e nei bacini, si possono osservare il piro piro piccolo, il totano moro, lo sgarza ciuffetto, il cavaliere d’Italia, la garzetta, l’airone bianco maggiore e l’airone cenerino e occasionalmente la cicogna.
Non mancano nei cieli del Parco i rapaci, sia diurni che notturni, come il falco di palude, l’albanella reale, il gheppio, il gufo comune, la civetta e il barbagianni.
Celebri sono state la presenza della farfalla monarca africana (1988) e dei cigni reali (1994).
 
COME RAGGIUNGERE IL PARCO
Il Parco si raggiunge percorrendo la SP 131 Lecce-Torre Chianca, svoltando a sinistra, all’ottavo chilometro, prendere Via Monticelli (direzione Torre Rinalda) e dopo circa 2 Km imboccare via Masseria di Rauccio;
 
Aereo: Se si sceglie l’aereo in poco meno di due ore da Milano e da Torino e ancor meno da Roma e da Bologna, si può raggiungere l’Aeroporto di Brindisi per poi continuare in auto o bus verso Lecce e proseguire sulla SP 131 per Torre Chianca;
 
Treno: La stazione di Lecce è il nodo principale dal quale partire per il Parco, facilmente raggiungibile con il Servizio urbano di trasporto pubblico - Linea TR;
 
Auto: Il parco è facilmente raggiungibile in auto sia che si venga dall’area Ionica che adriatica. Percorrendo la  SS. 613 direzione Lecce si arriva all’ingresso della città, da dove si può proseguire in direzione Torre Chianca sulla SP 131, all’ottavo chilometro, svoltando a sinistra, in direzione di Torre Rinalda si percorre Via Monticelli e dopo circa 2 Km si deve imboccare via Masseria di Rauccio