Roca Parco Archeologico

D’incanto, incantevole, incantato. Lungo la litoranea adriatica salentina, tra San Foca e Torre dell'Orso, la località costiera Roca Vecchia sprigiona, con i suoi reperti, una particolarissima energia capace di abolire le distanze di spazio e tempo. Situata su un promontorio che si affaccia sul mare, quest’area, interessata alla realizzazione di un Parco Archeologico, porta i segni più antichi individuati in un imponente sistema di fortificazioni risalente all’età del bronzo (XV-XI secolo a.C.), oltre a numerosi reperti che per affinità ricordano modelli minoici ed egei. Assediate ed incendiate diverse volte, le mura di questo primordiale villaggio medievale funsero da roccaforte alla fortificazione del XIV sec. voluta da Gualtiero VI di Brienne, Conte di Lecce e Duca d'Atene, ed utilizzata dagli Aragonesi come fortilizio per la liberazione di Otranto dai Turchi. Il villaggio di Roca Vecchia venne poi costruito sulle rovine messapiche nei primi del Trecento, mentre Roca Nuova ebbe origine nel 1544 a seguito dell’esodo dei suoi abitanti in una località più interna identificata oggi nell’attuale omonima marina di Melendugno. Frequentata per tutta l’età del ferro, è nelle tracce relative all'età messapica (IV-III secolo a.C.) che l’antica e fiorente città misteriosa si rivela con più tenacia: una cinta muraria mai completata, diverse tombe e fornaci e un monumento funerario lasciano ben pensare che le sue fortificazioni servissero per lo più a difendere un importante luogo di culto. Un luogo abbandonato poi fino all’alto medioevo, periodo in cui anacoreti ed eremiti, provenienti perlopiù dall'Impero Romano d'Oriente, vi costituirono una comunità abitando in dimore e rifugi scavati nel calcare. Ed proprio esplorando queste grotte scolpite nella pietra che si annullano le distanze, si sente affiorare il magico prodigio di quel tratto di costa dove si capta tutto il fascino della storia. Sospesa tra sogno e realtà, passato e avvenire, lungimiranza e leggerezza la quasi onirica tela animata di Roca Vecchia compie la sua prodezza: (ri)accende i sensi, calma gli animi e rinvigorisce l’anima. Dal suolo della terra si sente improvvisamente trasalire un’energia speciale, quasi mistica, una sorta di vitalità estasiante. Grotte scanalate nella roccia, scorci di finestre di pietra sul mare, anfratti muschiati dal sale ed ancora l’energia del sole, la forza del vento e del mare, la solidità della roccia a picco accarezzata dalla schiuma cresposa delle onde, lo sguardo lontano, libero e fiero di una volpe rossa tracciano insieme parabole ed evoluzioni fino al raggiungimento di un’esorbitante status che ha come spirito-guida una dimensione estatica. Incredibile a credersi?...Basta solo provare.